Maggio 4, 2024

L'affare dei veleni

Tra il 1677 ed il 1682, trentasei Aristocratici strettamente legati alla Corte francese furono processati e condannati con l'accusa di avvelenamento e stregoneria.

Fu più grande scandalo abbattutosi sulla Corona nel XVII secolo e coinvolse Luigi XIV.

L’infamante intrigo

Nel 1672, morto l'Ufficiale di Cavalleria Godin de Saint-Croix, nel suo carteggio privato furono rinvenuti scritti che accusavano la sua Amante Marie-Madaleine d’Aubray Marchesa di Brinvilliers di aver avvelenato con l'acqua tofana il proprio Padre, i due suoi Fratelli e sua Sorella per appropriarsi delle loro rispettive eredità.

Per sottrarsi all’arresto Ella riparò in un convento, poiché nei luoghi di culto non era consentita l'estradizione; tuttavia, uscita per un incontro romantico, una notte fu arrestata dalla Guardia reale e, a margine di un sommario giudizio, giustiziata nel 1676.

L’anno successivo, si apprese che una tal Marie Bosse aveva fornito veleno alle Mogli di alcuni Membri del Parlamento, intenzionate a liberarsi dei Coniugi.

L’interrogatorio di Costei si risolse con la chiamata in causa di un tal Adam Lesage e della Fattucchiera di Corte Catherine La Voisin Deshayes.

Fu disposta un’inchiesta.

Il Capo della Polizia Gabriel Nicolas de la Reynie perquisì a tappeto tutto il quartiere parigino di Saint-Denis, ove erano concentrati Professionisti della stregoneria e del paganesimo, e molteplici arresti confermarono l’ uso dei veleni e sordidi commerci da parte di rilevanti pezzi dell’Alta Aristocrazia.

Luigi XIV fu costretto ad istituire un Tribunale speciale definito Camera ardente e composto da illustri Membri del Consiglio di Stato presieduti dal Magistrato Louis Boucherat che, in seguito, divenne Cancelliere del Regno e che sintetizzò la propria attività di Inquirente con la celebre affermazione: … Noi giudichiamo solo sulle prove, ma al Re sono sufficienti gli indizi

La definizione assegnata alla stanza in cui si celebravano le udienze, fu determinata dalla presenza di fiaccole e drappi neri.

Il Sovrano seguì personalmente le sedute iniziate il 10 aprile del 1679.

Nel numero di oltre duecentodieci, esse durarono fino al 1682: furono escussi Personaggi di rango come Antoinette de Vivonne, il cui Coniuge era stato enfant d’honneur ed Amico stretto di Luigi XIV; Madame de la Mothe; Pierre Bonnard; Elisabeth Hamillton, Contessa e Dama di Palazzo della Regina; le Mademoiselles des Oeillets e Cato; la Viscontessa di Polignac; François Henri de Montmorency-Bouteville de Luxembourg; Claude Marie e Jacqueline du Roure; Olimpia Mancini, nipote di Mazarino, decisa ad avvelenare Louise de la Vallière e forse già committente dell’assassinio del marito Eugenio Maurizio di Savoia: il Sovrano ne favorì la fuga nelle Fiandre prima che Ella accusasse la propria sorella Maria di avere intossicato il Conte di Soissons.

A Costoro, si aggiunsero molti Altri.

L’indagine evidenziò che, oltre ai venefici, erano stati commessi altri gravo reati: contraffazioni di valuta; orge sataniche; profanazione di ostie consacrate e, soprattutto, soppressioni di Neonati, attuate durante le messe nere officiate da Sacerdoti scomunicati, come l’Abate Étienne Guibourg.

Il clou dell'inchiesta consistette del rinvenimento del diario in cui la Voisin, che aveva procurato anche molti aborti clandestini, aveva annotato i nomi dei Clienti e i compensi incassati.

La vicenda marginalizzò la dura contrapposizione fra il Ministro della guerra Francesco Le Tellier de Louvois ed il Ministro delle Finanze Jean-Baptiste Colbert i cui Amici e Parenti, da una investigazione parallela e segreta condotta da Louvois per conto del Re, risultarono altrettanto coinvolti nello scandalo.

I Giudici della Camera ardente sentenziarono sul destino di quattrocentoquarantadue Persone e comminarono trentasei inappellabili condanne a morte; ventitré esili; cinque ergastoli e numerose detenzioni di minore durata, a margine di torture ordinarie e straordinarie.

La Voisin fu condannata al rogo e giustiziata il 22 febbraio 1680 in Place de Grève.

Dopo la sua esecuzione, la figlia Marguerite Monvoisin chiamò in causa Françoise Athénaïs di Montespan accusandola di aver partecipato ad esorcismi; di aver usato pozioni giuste a garantirle l’attenzione sentimentale del Re e di aver preso parte a riti diabolici in cui venivano sacrificate piccole Creature di Popolane impossibilitate a mantenerle.

Il Re per decreto fece risparmiare la Favorita e ordinò la chiusura delle indagini e il rogo dei relativi documenti.

La Montespan, quale Madre di ben sei figli da lui legittimati, restò a Corte e solo in seguito fu confinata in un convento parigino ove si spense dieci anni dopo.

La camera ardente fu sciolta nel 1682.

Note

1)L’acqua tofana fu un veleno largamente usato durante tutto il secolo e mutuò il nome dalla Cortigiana e Chimica palermitana Giulia Tofana che si arricchì fornendo a molte Persone lo strumento per liberarsi dei Coniugi, quando il divorzio non era riconosciuto. Del prodotto si venne a conoscenza quando una Cliente: la Contessa di Ceri, per uccidere il Marito utilizzò tutto il liquido della boccetta in una soluzione unica stimolando i sospetti dei Familiari. Le indagini si conclusero con l’arresto e la tortura della Siciliana che confessò la distribuzione di dosi sufficienti ad eliminare seicento Persone, in un periodo compreso tra il 1633 e il 1651. Il 5 luglio del 1659 Ella fu condannata e giustiziata a Roma, in Campo dei Fiori, con la figlia Girolama Spera e ad altre tre Sodali. Più avanti, ancora quarantuno Donne furono strangolate nelle segrete dei palazzi o murate su disposizione del Tribunale dell’Inquisizione e Parigi ne fu coinvolta nel decennio 1670-1680. Nel XIX secolo del letale prodotto si interessò Alexandre Dumas che, nell’opera Il Conte di Montecristo scrisse:…Noi parlammo signora di cose indifferenti, del Perugino, di Raffaello, delle abitudini, dei costumi, e di quella famosa acqua tofana di cui alcuni, vi era stato detto, conservano ancora il segreto a Perugia… Tra i Personaggi famosi forse intossicati si annoverano Wolfgang Amadeus Mozart e Benedetto XIII. L’acqua conteneva anidride arseniosa, limatura di piombo, antimonio ed estratto delle bacche di belladonna mantenendosi incolore, inodore, insapore, fortemente velenosa e facendo sembrare la morte apparentemente naturale.

 

L'affare dei veleni

Tra il 1677 ed il 1682, trentasei Aristocratici strettamente legati alla Corte francese furono processati e condannati con l'accusa di avvelenamento e stregoneria.

Fu più grande scandalo abbattutosi sulla Corona nel XVII secolo e coinvolse Luigi XIV.

L’infamante intrigo

Nel 1672, morto l'Ufficiale di Cavalleria Godin de Saint-Croix, nel suo carteggio privato furono rinvenuti scritti che accusavano la sua Amante Marie-Madaleine d’Aubray Marchesa di Brinvilliers di aver avvelenato con l'acqua tofana il proprio Padre, i due suoi Fratelli e sua Sorella per appropriarsi delle loro rispettive eredità.

Per sottrarsi all’arresto Ella riparò in un convento, poiché nei luoghi di culto non era consentita l'estradizione; tuttavia, uscita per un incontro romantico, una notte fu arrestata dalla Guardia reale e, a margine di un sommario giudizio, giustiziata nel 1676.

L’anno successivo, si apprese che una tal Marie Bosse aveva fornito veleno alle Mogli di alcuni Membri del Parlamento, intenzionate a liberarsi dei Coniugi.

L’interrogatorio di Costei si risolse con la chiamata in causa di un tal Adam Lesage e della Fattucchiera di Corte Catherine La Voisin Deshayes.

Fu disposta un’inchiesta.

Il Capo della Polizia Gabriel Nicolas de la Reynie perquisì a tappeto tutto il quartiere parigino di Saint-Denis, ove erano concentrati Professionisti della stregoneria e del paganesimo, e molteplici arresti confermarono l’ uso dei veleni e sordidi commerci da parte di rilevanti pezzi dell’Alta Aristocrazia.

Luigi XIV fu costretto ad istituire un Tribunale speciale definito Camera ardente e composto da illustri Membri del Consiglio di Stato presieduti dal Magistrato Louis Boucherat che, in seguito, divenne Cancelliere del Regno e che sintetizzò la propria attività di Inquirente con la celebre affermazione: … Noi giudichiamo solo sulle prove, ma al Re sono sufficienti gli indizi

La definizione assegnata alla stanza in cui si celebravano le udienze, fu determinata dalla presenza di fiaccole e drappi neri.

Il Sovrano seguì personalmente le sedute iniziate il 10 aprile del 1679.

Nel numero di oltre duecentodieci, esse durarono fino al 1682: furono escussi Personaggi di rango come Antoinette de Vivonne, il cui Coniuge era stato enfant d’honneur ed Amico stretto di Luigi XIV; Madame de la Mothe; Pierre Bonnard; Elisabeth Hamillton, Contessa e Dama di Palazzo della Regina; le Mademoiselles des Oeillets e Cato; la Viscontessa di Polignac; François Henri de Montmorency-Bouteville de Luxembourg; Claude Marie e Jacqueline du Roure; Olimpia Mancini, nipote di Mazarino, decisa ad avvelenare Louise de la Vallière e forse già committente dell’assassinio del marito Eugenio Maurizio di Savoia: il Sovrano ne favorì la fuga nelle Fiandre prima che Ella accusasse la propria sorella Maria di avere intossicato il Conte di Soissons.

A Costoro, si aggiunsero molti Altri.

L’indagine evidenziò che, oltre ai venefici, erano stati commessi altri gravo reati: contraffazioni di valuta; orge sataniche; profanazione di ostie consacrate e, soprattutto, soppressioni di Neonati, attuate durante le messe nere officiate da Sacerdoti scomunicati, come l’Abate Étienne Guibourg.

Il clou dell'inchiesta consistette del rinvenimento del diario in cui la Voisin, che aveva procurato anche molti aborti clandestini, aveva annotato i nomi dei Clienti e i compensi incassati.

La vicenda marginalizzò la dura contrapposizione fra il Ministro della guerra Francesco Le Tellier de Louvois ed il Ministro delle Finanze Jean-Baptiste Colbert i cui Amici e Parenti, da una investigazione parallela e segreta condotta da Louvois per conto del Re, risultarono altrettanto coinvolti nello scandalo.

I Giudici della Camera ardente sentenziarono sul destino di quattrocentoquarantadue Persone e comminarono trentasei inappellabili condanne a morte; ventitré esili; cinque ergastoli e numerose detenzioni di minore durata, a margine di torture ordinarie e straordinarie.

La Voisin fu condannata al rogo e giustiziata il 22 febbraio 1680 in Place de Grève.

Dopo la sua esecuzione, la figlia Marguerite Monvoisin chiamò in causa Françoise Athénaïs di Montespan accusandola di aver partecipato ad esorcismi; di aver usato pozioni giuste a garantirle l’attenzione sentimentale del Re e di aver preso parte a riti diabolici in cui venivano sacrificate piccole Creature di Popolane impossibilitate a mantenerle.

Il Re per decreto fece risparmiare la Favorita e ordinò la chiusura delle indagini e il rogo dei relativi documenti.

La Montespan, quale Madre di ben sei figli da lui legittimati, restò a Corte e solo in seguito fu confinata in un convento parigino ove si spense dieci anni dopo.

La camera ardente fu sciolta nel 1682.

Note

1)L’acqua tofana fu un veleno largamente usato durante tutto il secolo e mutuò il nome dalla Cortigiana e Chimica palermitana Giulia Tofana che si arricchì fornendo a molte Persone lo strumento per liberarsi dei Coniugi, quando il divorzio non era riconosciuto. Del prodotto si venne a conoscenza quando una Cliente: la Contessa di Ceri, per uccidere il Marito utilizzò tutto il liquido della boccetta in una soluzione unica stimolando i sospetti dei Familiari. Le indagini si conclusero con l’arresto e la tortura della Siciliana che confessò la distribuzione di dosi sufficienti ad eliminare seicento Persone, in un periodo compreso tra il 1633 e il 1651. Il 5 luglio del 1659 Ella fu condannata e giustiziata a Roma, in Campo dei Fiori, con la figlia Girolama Spera e ad altre tre Sodali. Più avanti, ancora quarantuno Donne furono strangolate nelle segrete dei palazzi o murate su disposizione del Tribunale dell’Inquisizione e Parigi ne fu coinvolta nel decennio 1670-1680. Nel XIX secolo del letale prodotto si interessò Alexandre Dumas che, nell’opera Il Conte di Montecristo scrisse:…Noi parlammo signora di cose indifferenti, del Perugino, di Raffaello, delle abitudini, dei costumi, e di quella famosa acqua tofana di cui alcuni, vi era stato detto, conservano ancora il segreto a Perugia… Tra i Personaggi famosi forse intossicati si annoverano Wolfgang Amadeus Mozart e Benedetto XIII. L’acqua conteneva anidride arseniosa, limatura di piombo, antimonio ed estratto delle bacche di belladonna mantenendosi incolore, inodore, insapore, fortemente velenosa e facendo sembrare la morte apparentemente naturale.

 

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